«Diagnosi errata», la vedova ora chiede i danni per mezzo milione

PORDENONE – Era stato ricoverato al Santa Maria degli Angeli per un’insufficienza respiratoria, era stato tenuto sotto osservazione e poi mandato a casa. Ma, visto che le sue condizioni non miglioravano, era tornato nuovamente in ospedale, a Pordenone dove era stato ricoverato per una broncopolmonite. Le cure e i farmaci erano dunque mirati a guarire quella patologia che, secondo l’avvocato Michela Sabatini, del foro di Treviso, era frutto di una diagnosi sbagliata, corretta solo in seguito dai medici dell’ospedale di San Donà. Maurizio Scomparcini, classe 1952, all’epoca dei fatti residente a San Stino di Livenza soffriva infatti di una immunodeficienza comune variabile, per la quale però non era mai stato curato. L’avvocato Sabatini, suffragata dalla perizia di un esperto, ritiene che il ritardo diagnostico sia stata concausa della morte dell’uomo, deceduto a sessant’anni per una emorragia cerebrale. Per questo ha avviato una causa civile in Tribunale, a Pordenone, per ottenere 500mila euro come risarcimento per la moglie e la figlia del deceduto a causa delle condotte omissive dei sanitari del Santa Maria degli Angeli che ebbero in cura il sessantanne.

Leave a Comment