«La protesi era sbagliata, faccio causa»

Pensionato 65enne vuole essere risarcito dal Santa Maria per un’operazione all’anca

L’artrosi all’anca lo stava tormentando da tempo e la gamba sinistra non lo reggeva più: l’innesto di una protesi era l’unica via d’uscita indacatagli dai medici. Per riprendere una vita normale il pensionato Sergio Mantovan aveva così affrontato – nel febbraio 2005 – l’operazione al Santa Maria Nuova. «Sará invece l’inizio di un nuovo incubo – dice il 65enne – che durerá due anni». E qui il racconto del pensionato – padre di tre figli, titolari di un’avviata azienda reggiana di trasporti – diventa sofferto e pieno d’amarezza. Sapeva di essere affetto da coxoartrosi sinistra, ma dice anche di essersi insospettito sin dai primi giorni successivi all’intervento (eseguito nel 2005 da un’équipe ortopedica che ora non è più operativa, in quanto sostanzialmente smantellata con la nomina del nuovo primario di ortopedia) perché continuava ad accusare dolori lancinanti e la zoppia non lo lasciava mai. E la situazione non sarebbe cambiata nemmeno a distanza di mesi, nonostante avesse seguito puntigliosamente la terapia riabilitativa associata all’assunzione di farmaci. «Mio padre ha sofferto tantissimo – commenta il figlio imprenditore Gerardo Mantovan – non camminava dal dolore. Nelle visite di controllo continuavano a dirgli che doveva lasciare le stampelle, di sforzarsi, ma lui proprio non ce la faceva. Solo dopo due anni avremmo capito il perché». Visto che il dolore non diminuiva, il pensionato si sottoporrá ad alcune visite specialistiche e i medici interpellati gli indicheranno come unica «salvezza» il sottoporsi ad un ulteriore intervento per impiantare una nuova protesi. A metá maggio 2007 Mantovan veniva operato al Policlinico di Modena e da quel momento la sua vita cambiava. Ma su quei due anni di calvario non ha voluto passar sopra, da qui l’incarico ad un legale (Claudio Vincetti) e ad un medico legale (Federico Personè di Parma) per capire se vi fossero gli estremi per un’azione giudiziaria nei confronti del Santa Maria. Il consulente punta ben presto l’indice contro «l’erronea condotta professionale degli ortopedici del Santa Maria, consistente in un impianto di stelo protesico sottodimensionato rispetto al canale femorale del paziente che ha portato alla mobilizzazione asettica della protesi con necessitá di reintervento chirurgico». A quel punto l’avvocato Vincetti ha avviato una causa civile di risarcimento-danni contro l’ospedale, anche perché si era dimostrata infruttuosa la trattativa instaurata con la compagnia assicurativa del Santa Maria. «Le nostre verifiche cliniche parlano chiaro – dice il legale – è evidente la responsabilitá a carico dell’équipe che ha fatto il primo intervento». Una ricostruzione che il Santa Maria – contattato dalla Gazzetta – contesta decisamente. Per la direzione ospedaliera l’intervento era tecnicamente riuscito, la protesi era stata perfettamente posizionata e «l’impianto scelto – specifica il direttore operativo Giorgio Mazzi – era di provata efficacia e di lunga durata, quindi idoneo per un intervento simile». Secondo i documenti in mano all’ospedale,

a due mesi dall’operazione la protesi era a posto. Se poi si era successivamente «mossa», possono essere diverse le cause, tutte da verificare per capire cos’abbia determinato quella situazione poi sfociata in una nuova operazione. Verifiche che fará, entro l’anno, un giudice civile. (t.s.)

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